La forma dell’Oscar: le quattro statuette a The Shape of Water di Guillermo Del Toro e tutti gli altri premiati

La lunga notte del Dolby Theater di Los Angeles ha ospitato l’attesissima cerimonia degli Oscar condotta dal comico Jimmy Kimmel: una 90esima edizione che, attraverso i premi assegnati, ha lanciato forti e chiari diversi messaggi di inclusione, dignità e lotta a ogni discriminazione.

 

Quattro statuette tra cui i riconoscimenti più ambiti, ovvero miglior film e miglior regia, per La forma dell’acqua – The Shape of water il nuovo capolavoro fantasy di Guillermo Del Toro con Sally Hawkins, Richard Jenkins, Michael Shannon e Octavia Spencer. La storia d’amore e accettazione ambientata durante la Guerra Fredda tra una donna delle pulizie muta, dolce e determinata allo stesso tempo, e una creatura anfibia, ha incantato l’Academy con i suoi toni da favola (adulta) venati di thriller. Un film complesso dai molteplici significati e dal messaggio estremamente attuale, visivamente curato nel dettaglio e con una colonna sonora perfetta (non a caso scenografia e musiche premiate entrambe con l’Oscar).

 

Come da pronostico, Frances McDormand (di cui vi abbiamo parlato qui) ha conquistato la seconda statuetta della sua carriera per il ruolo della madre in cerca di giustizia protagonista di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che ha ritirato il premio con un discorso fortemente femminista. Lo stesso film ha vinto anche l’Oscar per il miglior attore non protagonista, andato a Sam Rockwell per il suo folle poliziotto razzista, debole e complessato. Miglior attore protagonista è stato invece lo straordinario e camaleontico Gary Oldman, irriconoscibile nei panni di Winston Churchill nello storico L’ora più buia, film che ha infatti vinto anche il premio per il miglior trucco. Allison Janney, anche lei in un ruolo impegnativo che l’ha imbruttita e “incattivita”, ha ottenuto l’Oscar come miglior attrice non protagonista per il ruolo della terribile madre della pattinatrice Tonya Harding in Tonya, ancora inedito in Italia. Nessun premio per il racconto di formazione Lady Bird di Greta Gerwig, unica regista donna in gara.

 

Miglior sceneggiatura originale per il thriller legato alla questione afroamericana Scappa – Get out diretto da Jordan Peele, mentre il film italiano di Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome si è aggiudicato la statuetta come miglior sceneggiatura non originale per lo script magistralmente adattato da James Ivory a partire dal romanzo omonimo di André Aciman. Una storia d’amore tra due ragazzi omosessuali ma che diventa racconto universale e travolgente e ha permesso all’ultraottantenne Ivory di vincere, dopo tante candidature, la sua prima statuetta essendo così il più anziano premiato nella storia degli Oscar.

 

L’epica bellica di Dunkirk di Christopher Nolan (solo su Infinity Premiere in anteprima assoluta fino all'8 marzo) si aggiudica ben tre Oscar nelle categorie cosiddette tecniche (montaggio, sonoro, montaggio del suono), mentre i raffinati abiti anni Cinquanta de Il filo nascosto diretto da P.T. Anderson hanno vinto il  meritatissimo premio per i migliori costumi. Al coloratissimo Coco è andata la statuetta come miglior film d’animazione e  per la miglior canzone Remember me.

 

Miglior film straniero è stato incoronato il cileno Una donna fantastica di Sebastian Lelio con l’attrice Daniela Vega, prima presentatrice transgender nella storia della cerimonia, che ha introdotto, non a caso, la performance di Sufjan Stevens di Mystery of love, candidata come miglior canzone per Chiamami col tuo nome, un toccante inno all’amore in tutte le sue forme.

 

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