Road to Oscars 2018: l’inimitabile personalità di Frances McDormand nei film del catalogo Infinity

Anticonvenzionale, versatile, imprevedibile, interprete di rara sensibilità; uno dei volti più espressivi e più fuori dagli schemi dello show business hollywoodiano ma anche più rappresentativo del cinema contemporaneo. Stiamo parlando di Frances McDormand, premio Oscar alla miglior attrice nel 1997 per il fortunatissimo Fargo e quattro volte candidata alla prestigiosa statuetta, attrice di cinema e teatro che non disdegna la televisione. L’ultima candidatura è proprio del 2018 per il suo ruolo in Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh in cui interpreta una madre distrutta dal dolore e dalla rabbia per la tragica morte della figlia e disposta a tutto pur di ottenere giustizia.

 

Esordisce sul grande schermo nel 1984 con il thriller Blood simple – Sangue facile diretta dai fratelli Joel e Ethan Coen, una delle coppie di registi/sceneggiatori/produttori più affermate, diventando poi la moglie e musa di Joel e collaborando con loro alla realizzazione di ben sette film.

 

In attesa di conoscere il verdetto dell’Academy, ripercorriamo la trentennale carriera di Frances McDormand attraverso alcuni dei suoi film presenti nel nostro catalogo:

 

Colpevole d’omicidio: questo thriller ispirato a una storia vera vede Robert De Niro nei panni del poliziotto newyorchese Vincent LaMarca e Frances McDormand in quelli della compagna Michelle, la cui vita viene sconvolta a causa di un fatto di sangue che fa riaffiorare il tragico passato di Vincent e compromette il già difficile rapporto con il figlio tossicodipendente Joey (James Franco), accusato di omicidio. Una storia coinvolgente che corre sul binario del thriller d’azione senza dimenticare il tormento interiore del protagonista.

 

Mississippi Burning - Le radici dell’odio: 1964, Rupert Anderson (Gene Hackman) e Alan Ward (Willem Dafoe) sono due agenti dell’FBI agli antipodi che vengono inviati in Mississippi per investigare sulla scomparsa di tre attivisti afroamericani. Troveranno una realtà profondamente razzista e intollerante ma scopriranno anche un inaspettato e prezioso sostegno alle loro indagini nella signora Pell (Frances McDormand), moglie del vicesceriffo, che li aiuterà a svelare una terribile verità. Candidato al premio Oscar come miglior film nel 1988, Mississippi Burning - Le radici dell’odio, ispirato a fatti realmente accaduti, ha vinto la statuetta per la migliore fotografia e fatto guadagnare la nomination proprio alla McDormand e a Gene Hackman.

 

Burn after reading – A prova di spia: grottesco ed esilarante ma sempre un po’ agrodolce come nella migliore tradizione dei fratelli Coen, Burn after reading riunisce un cast d’eccezione per raccontare una serie di tragicomiche avventure che si susseguono attorno a un misterioso dischetto ritrovato nello spogliatoio di una palestra di Washington e che conterrebbe informazioni riservate della CIA. Troviamo allora John Malkovich nei panni dello sfortunato e alcolizzato ex agente Cox; Tilda Swinton in quelli della moglie fedifraga; George Clooney che interpreta lo sceriffo federale Pfaffer; Brad Pitt nei panni di un personal trainer ”idiota totale” e Frances McDormand alle prese con il personaggio dell’insicura Linda Litzke. Ci regalano, così, performance “estreme” e spassose per un film complesso in cui niente è come sembra.

 

L’uomo che non c’era: nella provincia californiana del 1949 Ed Crane (Billy Bob Thornton) fa il barbiere nella città di Santa Rosa, è sposato con Doris (Frances McDormand) ma conduce un’esistenza piatta, ripetitiva, intristita dalla solitudine e da sogni irrealizzabili. Un giorno capisce che la moglie lo tradisce e inizialmente fa finta di niente finché decide di reagire. Un film su un uomo comune che si reinventa criminale ma, come nella migliore tradizione noir, il destino sarà terribile e implacabile. I fratelli Coen omaggiano il genere con un film in bianco e nero che esplora tematiche importanti trattate con la loro inconfondibile ironia. Nel cast, anche una giovanissima Scarlett Johansson.

 

This must be the place: primo film internazionale per Paolo Sorrentino che gira, fra Irlanda e Stati Uniti, la storia della rockstar a riposo Cheyenne (Sean Penn con una parrucca corvina e un trucco indimenticabili ispirati a Robert Smith dei Cure) in viaggio negli States per il funerale del padre, morto prematuramente: scopre così un suo segreto e decide di porre fine a un’ossessione che aveva tormentato in vita il genitore. Sarà questa l’occasione per chiudere i conti anche col proprio passato. Il brano omonimo dei Talkin Heads dà il titolo a un film intimista in cui la prova attoriale del protagonista è affiancata da Frances McDormand nel ruolo di Jane, moglie forte e “ancora di salvezza” di Cheyenne.

 

 

 

 

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