Omicidio all’italiana: la notorietà del circo mediatico secondo Maccio Capatonda

Dalla regia di Maccio Capatonda, è disponibile su Infinity una storia – quasi – vera: Omicidio all'italiana.
Sedici abitanti, nessuna speranza e nessun futuro: noi ridiamo e scherziamo, ma la pellicola è davvero uno spaccato della realtà italiana.
Diretto ed interpretato da Maccio Capatonda, Omicidio all'italiana è il secondo film del comico abruzzese. Ancora una volta il cineasta porta sullo schermo quelle che sono le deformità della nostra televisione: una tv che pensa alla sola ed insensibile spettacolarizzazione.

 

Ad Acitrullo, un paesino dove l’età media è di sessantotto anni non succede mai nulla finché un giorno, finalmente, la nobildonna Ugalda Martiro In Cazzati si strozza con un pasticcino. Quella morte accidentale viene subito trasformata dal sindaco Piero (Marcello Macchia) in un omicidio pari a quello di Avetrana o di Cogne, per attirare un po' di turismo e ricevere l’attenzione dei media per dare visibilità a quel paesino conosciuto solo dai suoi sedici abitanti.
Ad aiutare il signor sindaco sarà il fratello Marino (Luigi Luciano); c’è un problema però: loro due sono un po' gli Stanlio e Olio abruzzesi.
Questo avvenimento farà diventare famosa la città per un misterioso omicidio oppure, i due fratelli diventeranno famosi per aver portato avanti l’arte dell’inganno?


Se in “Italiano Medio” (2015) è stato il reality show ad essere preso di mira, in “Omicidio all'italiana” ciò che si vuole denunciare è invece la tv del dolore. Una tv sempre più invadente, che sfrutta i fatti di cronaca nera per incrementare gli ascolti perché sanno benissimo che è questo quello che piace a casa; d’altro canto, questa spettacolarizzazione della cronaca viene sfruttata anche per il così detto turismo dell’orrore: far conoscere una cittadina per il semplice fatto perché proprio lì è avvenuto qualcosa di orribile, contribuendo a renderla famosa.
È quello che succede in Omicidio all’ italiana: da una parte viene riprodotto il format “Chi l’acciso” con una Sabrina Ferilli alter-ego dell’insostituibile Federica Sciarelli, che consuma e porta alla stregua quell’omicidio immaginario, ed immaginato, solo per portare visibilità e far “diventare famoso” Acitrullo. Invece dall’ altro lato troviamo un Maccio Capatonda nei panni di un sindaco tanto astuto quanto disonesto, pronto a giocare su un macabro omicidio pur di far balzare agli occhi dei media, della cronaca e del turismo quel piccolo paesino abruzzese che amministra.


Un cinema che diventa televisione, ed una televisione che si trasferisce al cinema.
Con la sua seconda pellicola Maccio Capatonda porta sullo schermo quel circo mediatico pronto a portare all’ esasperazione, ed addirittura a falsificare qualsiasi verità per una notorietà momentanea e per la glorificazione di un punto in più di share, se arriva.

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