Mediterraneo: il premio Oscar restaurato da Infinity

Era il 2017 quando per la prima volta Infinity realizza il suo primo progetto di restauro cinematografico con la pellicola Borotalco. A distanza di soli due anni Infinity s’impegna nuovamente nel restauro di un’ulteriore importante opera filmica con una nuova tecnica di archiviazione dei dati digitali, che conserverà la pellicola per le generazioni future. Questa volta però, al posto di Borotalco la protagonista del restauro è Mediterraneo di Gabriele Salvatores.  
Solo su Infinity potete vedere la versione restaurata di Mediterraneo. Con il restauro di Mediterraneo, viene rinnovato nuovamente il nostro impegno verso il cinema: perché per Infinity il cinema viene prima di tutto.


Uno dei titoli più importanti della nostra cinematografia, che ha consentito al regista di vincere, nel 1992, il premio Oscar come miglior film. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, Mediterraneo è un film che ha generato un mito. Nel giugno del 1941 otto soldati italiani ricevono ordine di presidiare una piccola isola dell’Egeo, apparentemente deserta. Non potendo comunicare con il comando decidono di lasciarsi andare facendo emergere la loro personalità, le loro debolezze e il carattere di ognuno degli otto soldati. Credevano che l’isola fosse deserta ma in realtà, un giorno, appaiono gli abitanti di quella terra circondata dal mare. Tra i soldati e gli abitanti dell’isola nascono dei bellissimi rapporti di amore, amicizia e fratellanza. Il problema emerge quando, dopo tre anni nell’ isola, i soldati vengono richiamati in patria. Qualcuno resterà, qualcuno ritornerà molto tempo dopo per scoprire che quel luogo è stato capace di medicare delusioni, ospitare passioni, fondare amicizie.

Con un cast d’eccezione, Mediterraneo è un film che fa bene all’ umore perché è pura poesia. È anche un film che segna un momento importante nella filmografia di Salvatores perché con questo film si conclude la cosiddetta “trilogia della fuga”, composta da Marrakech Express e Turné, che si basa sulla visione della fuga come scoperta di una nuova interiorità e individualità.

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