Infinity Movie Poster: quattro chiacchiere insieme a Federico Mancosu

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Federico Mancosu, l'illustratore con cui abbiamo lavorato per promuovere il nostro ricco catalogo di film cult, rivisitando in chiave minimal alcune locandine di famosissimi film.

Cos’è il cinema per te?
Sognare ad occhi aperti, magia, bellezza, emozione, ispirazione. Insomma, Arte.


Com’è stato l’incontro con Tarantino?
Fin troppo emozionante, Tarantino è in assoluto il mio regista vivente preferito. Ho avuto la fortuna di incontrarlo alla premiere italiana di "The Hateful 8", dove mi raccontò che fu subito colpito dal il mio manifesto per Django Unchained, un teaser poster che realizzai a poche ore dall'annuncio del titolo alla stampa. Attirai l'attenzione del regista già un anno prima grazie alla mia serie di poster minimalisti dedicati ad alcuni cult movie italiani del passato, all'epoca la sua assistente mi chiese di spedirglieli a Los Angeles. Dopo Django Unchained, tramite un amico in comune che gli segnalò il poster di Django Unchained, continuiamo a recapitargli dei lavori che il più delle volte non pubblico. Una volta gli abbiamo inviato la locandina per un suo ipotetico film giallo ambientato a Roma negli anni '70, ma di più non posso raccontare...

 
Quale locandina non riusciresti mai a rivisitare?
Ogni locandina ufficiale può essere rivisitata, potrei dirvi quale non toccherei mai per rispetto e ammirazione dell'opera originale. Se ne devo scegliere una, forse è quella de "Lo Squalo". Quel manifesto è talmente potente e iconografico che è riconoscibile come il logo di una multinazionale.

 

Quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi lavori grafici?
Amo disegnare fin da quando ero bambino, sono cresciuto con i cartoni animati che trasmettevano negli anni '80, e forse grazie a loro è nata questa passione. Sono un collezionista di manifesti originali del passato e di poster alternativi stampati in serie limitata, quindi dietro il mio lavoro c'è un amore sconfinato per questa forme d'arte, ovviamente alimentata dalla passione per il cinema. Da bambino, quando sfogliavo il quotidiano che mio padre portava a casa, andavo subito a cercare la pagina degli spettacoli per vedere i flani: davanti a quei riquadri in bianco e nero, fantasticavo su cosa potesse raccontare un film piuttosto che un altro. Lo stimolo che nel 2010 mi ha fatto iniziare a progettare i miei manifesti, nasce dopo aver scoperto Mondotees, un'azienda di Austin (Texas) che confeziona poster alternativi rigorosamente serigrafati e stampati in serie limitatissima. Grazie all'attenta scelta di talentuosi artisti da tutto il mondo, da più di 10 anni continuano a pubblicare delle vere e proprie opere d'arte da appendere al muro. Grazie ai poster della Mondo, ho conosciuto diversi artisti che mi hanno ispirato e stimolato.


Quella delle locandine di classici del cinema rivisitate in chiave minimal, sembra ormai essere diventata una moda. E’ solo una forma di omaggio o segna un cambio del gusto? Funzionerebbe anche per i film di oggi?
Fatta la premessa che la corrente nasce nel finire degli anni '50 grazie ad un certo signore di nome Saul Bass; da circa 10 anni a questa parte è scoppiato il boom dei poster cinematografici rivisitati in chiave minimalista. Io ho iniziato omaggiando diversi cult italiani come "Roma a Mano Armata", "Suspiria" o "Il Buono, Il Brutto e il Cattivo". Online si vedono moltissimi lavori di questo tipo, ma spesso sono opere realizzate da grafici improvvisati, convinti che basti disegnare un cerchio rosso su un fondale bianco per ricavare un poster di "IT".

Recentemente nel mercato cinematografico c'è stato un cambio di rotta, alcune major promuovono i loro film con dei teaser poster spesso minimal; anche per delle affissioni finali si stanno facendo largo opere sempre più originali e artistiche. Se negli anni '90 e 2000 abbiamo visto manifesti fin troppo banali e simili tra loro, oggi alcune case di produzione osano e vanno contro le scelte del reparto marketing, dove spesso si preferisce mettere in risalto le foto "photoshoppate" dei protagonisti su fondali banali. Sta di fatto che per alcuni film delle scelte più artistiche sono fattibili, vedi il bellissimo manifesto realizzato per The Post (Spielberg) dove vediamo i due protagonisti di spalle che salgono una scalinata fotografata come le linee orizzontali di un quaderno o una pila di giornali. 

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