Fortunata: una Madame Bovary delle borgate romane

Jasmine Trinca nel maggio del 2017 ha fatto diventare Cannes donna, vincendo nella sezione Un certain regard il premio come migliore interpretazione grazie alla pellicola “Fortunata”, diretta da Sergio Castellitto.
Siamo nella periferia romana dove vive Fortunata (Jasmine Trinca) che rappresenta l’archetipo della mamma trentenne e di borgata. Fuggita da un marito violento, cresce sola Barbara, la figlia di otto anni. Barbara non è una bambina serena: ha delle difficoltà nell’esprimersi ed è perennemente arrabbiata per la separazione dei genitori. E intanto Fortunata vive una vita affannata, destreggiandosi tra una permanente e un degradè nelle case delle sue clienti senza perdere di vista il suo sogno: aprire un salone proprio. Ad accompagnare Fortunata verso la scalata della felicità sono Chicano (Alessandro Borghi), amico d’infanzia della protagonista, con cui condivide dolori, ricordi e problemi di vita e Patrizio (Stefano Accorsi), psicologo infantile a cui è stata affidata la piccola Barbara. Patrizio è l’unico uomo che ha capito e aiutato sin da subito Fortunata, finendo per innamorarsene ma purtroppo il destino della nostra protagonista non è coerente con il nome perché di fortuna, ne scorre ben poca nel film.


Vincitore di diversi premi, Fortunata, nato da una collaborazione tra Sergio Castellitto e la moglie Margaret Mazzantini è un film intenso che vuole raccontare una storia forte, cruda e amara
senza mai perdere di vista quel neorealismo tipico del cinema autoriale che conferma la maestria di Castellitto nel raccontare storie drammatiche e popolari. A fare da sfondo al melodramma è la cornice periferica di Torpignattara, quartiere più multiculturale di tutta Roma dominato dai cinesi. Non a caso anche loro prendono posto nella pellicola, come strozzini della protagonista. Oltre alla Roma impetuosa ed abbandonata, nel film viene raccontata anche la realtà che molte donne vivono veramente: madri forti, coraggiose e che quotidianamente combattono, nonostante tutto e tutti. Il film può anche essere letto come un inno alle donne, portatrici di vita; una celebrazione tutta al femminile che, come ricorda lo stesso regista:"E’ un omaggio a Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini", un cinema che per tutti noi è stato fondamentale.

 

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