Psicopatici? Sì, grazie! La classifica dei pazzi più pericolosi nei film

Molto spesso i “cattivi” (nei film come nella letteratura) sono i personaggi più complessi e affascinanti: nel caso di folli criminali questo potere di attrazione risulta piuttosto inquietante ma irresistibile.

 

Un po’ psicopatici anche noi, ispirandoci al film di Martin McDonagh “7 Psicopatici”, abbiamo allora scavato nel catalogo di Infinity per trovare i peggiori, più perversi e sadici pazzi dei nostri film, stilando una personalissima classifica che scontenterà qualcuno ma con cui qualcun altro si ritroverà d’accordo.

 

Eccola:

 

Profumo – Storia di un assassino: Jean-Baptiste Grenouille (Ben Wishaw) è un uomo dotato di un olfatto straordinario che nella Parigi del 1738 lavora nella bottega del profumiere Baldini (Dustin Hoffman), dopo un’infanzia di difficoltà e stenti. Ha un’unica ossessione: catturare il profumo delle donne. Per farlo diventa un assassino seriale di ragazze giovani e bellissime, alla costante e implacabile ricerca dell’essenza perfetta. Adattato dal romanzo omonimo di Suskind, una splendida fotografia rende ancora più sconvolgente la freddezza e l’accuratezza con cui il protagonista seziona le sue vittime. 

 

Il cavaliere oscuro: secondo film della trilogia dedicata da Christopher Nolan all’uomo pipistrello in cui Batman/Bruce Wayne (Christian Bale) deve affrontare l’imprevedibile sadismo di Joker (Heath Ledger), pazzo anarchico dal sorriso sfigurato che pianifica una strage, lanciando a tutti i protagonisti che lo incontrano una sfida psicologica senza pari in cui sono chiamati a confrontarsi con la parte più nascosta della propria anima. Ultima straordinaria interpretazione per Heath Ledger, morto poco dopo la conclusione delle riprese: intenso e disturbante, il suo Joker rende alla perfezione il caos della mente e il male assoluto che dominano il suo personaggio.

 

Psycho: nel 1998 Gus Van Sant rende omaggio al capolavoro di Alfred Hitchcock con questo film in cui rivive il “mito” di Norman Bates, killer dalla personalità dissociata e distorta dal culto malato della propria madre. A prestargli il volto è Vince Vaughn che si misura così con un ruolo divenuto iconico, in un remake fedele all’originale con qualche piccola, studiata variazione ma che mantiene tutte le atmosfere e i tratti più caratteristici dello psicopatico protagonista.

 

Seven: un fantomatico “John Doe”, ovvero l’americano qualunque, compie efferatissimi omicidi inscenandoli con grande accuratezza scenografica per punire uomini e donne colpevoli di aver commesso i sette peccati capitali. Sulle sue tracce si mettono due poliziotti agli antipodi, l’esperto e disilluso Morgan Freeman e il giovane e irruento Brad Pitt, appena arrivato in città con la moglie (Gwyneth Paltrow). La caccia al serial killer sarà una vera discesa all’inferno e finirà in tragedia. David Fincher firma un thriller ormai di culto, violentissimo e cupo ma anche ricco di riferimenti letterari, in cui Kevin Spacey impersona in maniera magistrale uno psicopatico da incubo.

 

Shining: ormai entrato nell’immaginario collettivo in ogni suo dettaglio, l’adattamento del romanzo di Stephen King realizzato da Stanley Kubrick nel 1980 regala ancora oggi un perturbante viaggio nella psiche disturbata dello scrittore in crisi Jack Torrance (Jack Nicholson). Trasferitosi come custode d’inverno nell’isolato Overlook Hotel insieme a moglie e figlio, già teatro di un cruento fatto di sangue accaduto al precedente custode, inizia a subire l’influenza del luogo. Qui visioni e presenze perseguitano ben presto i nuovi arrivati in un crescendo di inquietudine e terrore che tengono incollati allo schermo. Memorabile l’interpretazione di Nicholson alle prese con la metamorfosi da tranquillo padre di famiglia a squilibrato violento dalle manie omicide.

 

Arancia meccanica: ultraviolento, amorale, antisociale. E appassionato di “Ludovico Van” Beethoven. È Alex DeLarge (Malcolm McDowell) che con la sua banda di drughi si dedica a furti, stupri e omicidi come semplice passatempo finché finisce in carcere e, quando ne uscirà, non sarà più lo stesso. In una Londra del futuro, Stanley Kubrick mette in scena una potentissima critica sociale alla violenza in tutte le sue forme, conducendo una riflessione unica sul contrasto tra istinto e istituzioni, sul ruolo del potere e dei mass media e sulla necessità del libero arbitrio. Ma per farlo usa immagini forti, situazioni al limite e, soprattutto, un folle estremo, sfrenato e volutamente respingente.

 

Non osiamo immaginare se questi sette psicopatici un giorno si incontrassero…

 

 

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