Dignità e solidarietà contro indifferenza: Io, Daniel Blake

È disponibile su Infinity “Io, Daniel Blake”, il film di Ken Loach, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2016 e vincitore del David di Donatello nel 2017 come miglior film europeo.



Daniel Blake, un uomo che ha sempre lavorato come falegname. Arrivato all’età di cinquantanove anni è costretto per problemi cardiaci, a richiedere i sussidi statali. È proprio in questo momento che ha bisogno dell’aiuto dello Stato. Inizia così il suo periodo d’agonia: moduli da compilare, un’assistenza che non esiste e che viene sostituita dalle voci registrate del call center. Ore ed ore perse dentro quegli uffici asettici, una lotta che sembra non avere un punto di fine e che ogni azione risulta estremamente inutile. Ma è proprio dentro quelle gelide mura che conosce Katie, una mamma single con due figli che diventerà la sua alleata in questa lotta contro il welfare britannico.
Loro chiedono semplicemente di essere trattati come uomini e, in quanto tali, che gli vengano riconosciuti i loro diritti.


Con “Io, Daniel Blake” torna di nuovo sullo schermo un Loach attento alle tematiche politiche e sociali, pronto a denunciare le storture di un sistema degradante, con un occhio ed un’analisi severa delle condizioni politiche britanniche.
Nella pellicola l’interesse del regista non è tanto far emergere il malfunzionamento di un welfare che non funziona come dovrebbe, perché questo sarebbe troppo facile, ma piuttosto quello che non è possibile vedere, e conoscere se non lo si vive in prima persona. Infatti, è proprio il disagio intimo e personale di un uomo, e di una madre, ad essere il tema principale di tutta la pellicola.
Da un lato un sessantenne abbandonato a sé stesso mentre dall'altro, una madre con due bambini piccoli obbligata a vivere in una monostanza, e al centro del sistema uno stato assente.
Rabbia e sofferenza, un’individualità che viene sempre più schiacciata dall'insensibilità di una società indifferente ed anestetizzata. Ancora una volta, come in tutti i film di Loach emerge la moralità e quei valori etici che le società 2.0 hanno dimenticato.


Loach, un regista indipendente che esce dal mainstream hollywoodiano per dedicare, ancora una volta, la sua devozione cinematografica alla descrizione delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti.
Un film doloroso, ma che aiuta ad aprire gli occhi su quello che ci succede intorno.

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